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Fake marketing: non è tutto non convenzionale ciò che luccica! | Marketing Non Convenzionale - Ninja Marketing

venerdì 14 maggio 2010 by Gianmarco Lodi

Fake marketing: non è tutto non convenzionale ciò che luccica! | Marketing Non Convenzionale - Ninja Marketing

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Sono quasi sveglio è mattina

venerdì 20 novembre 2009 by Gianmarco Lodi



Forse dovrei confessarvi un piccolo segreto. Nel futuro nessuno vi ama. Questo periodo è visto come pieno di pecore pigre, egoiste, civicamente ignoranti. Forse dovreste preoccuparvi meno di me e più di questo.” (John Titor)




Mi sembra fosse il mese di novembre del 2005, anche se ora non ci metterei la mano sul fuoco, un'amica mi masterizzò un disco di Bright Eyes . Non mi ricordo neanche se lo ascoltai bene o meno. Comunque sia passò nel dimenticatoio per diverso tempo.
Una sera ero di ritorno da una partita di biliardo io e Matteo contro Silvia e Laura. Ci batterono clamorosamente e detto tra noi non ho mai amato perdere in queste sfide tra sesso maschile e femminile,perdere in queste occasioni mi da sempre un certo senso di frustrazione. Comunque sia anche questo passò nel dimenticatoio.
Stavamo tornando e Matteo mise su una compilation inizia con un tizio che parlava ....Happy birthday Darling we love you very very very much....
Chi è che suona Mattè?- gli chiesi e intanto iniziava una chitarra acustica e un ritmo che non poteva non avvolgermi.
Mi rispose che era Bright Eyes. Io onestamente non so per quale motivo avevo pensato che facesse cacare, non so per quale motivo. Probabilmente per tutti quegli aggettivi che la stampa musicale non faceva altro che affibbiargli “Rock Boy Genius” e così via.
Tornai a casa. Ero abbastanza ubriaco. Cercai tra i cd e ritrovai questo cd “ I'm wide awake it's morning”, non riuscivo più a ricordare il nome dell'amica che mi aveva masterizzato il cd. Era passata nel dimenticatoio.
Misi su il cd ed iniziava con quella canzone che avevo ascoltato qualche ora prima e qualche birra prima. Vedo i titoli “At the bottom of everything”, la ascoltai 10 volte di fila poi prima di andare a dormire impostai il lettore a volume bassissimo e durante la notte lo ascolto piano piano.
Quella notte sognai un sogno bellissimo. Passò nel dimenticatoio anch'esso.


Voi potete cambiare la vostra worldline per il meglio o per il peggio, così come posso farlo io.
(John Titor )


Di Bright Eyes si possono dire moltissime cose suppongo, non conosco benissimo la sua discografia, le mie recensioni o narrazioni a sfondo musicale non hanno bisogno di conoscere tutto e il contrario di tutto a proposito del loro argomento. Di certo quel che so “I'm wide awake,it's morning” è uno di quei dischi che mi accompagnano a qualsiasi ora del giorno in qualsiasi situazione sia circonstanziale che emozionale.
Probabilmente si potrebbe definire Bright Eyes come il corrispettivo di Bob Dylan per la nostra generazione. Dietro il suo lavoro da una parte c'è un grande recupero della tradizione musicale statunitense e allo stesso tempo una spinta continua all'innovazione.
Basti pensare che quando uscì “I'm wide awake, it's morning” un disco per lo più acustico o elettrizato, in contemporanea uscì anche “Digital ash in a Digital urn”, disco elettronico e orientato in una certa maniera all' electro-pop.
I'm wide awake,it's morning” si dipana in 10 episodi, in questi 10 episodi si ritrova uno spettro delle situazioni umane ed uno spirito di osservazione al di fuori del comune.
Il disco si apre proprio con “At the Bottom of everything”, una deliziosa sceneggiatura in salsa folk dove dietro la metafora di un disastro aereo si cela la metafora del disastro della società americana. Secondo Bright Eyes una società in cui gli anarchici dormono ma non sognano , in cui nelle palle di cristallo dei magician si vede il passato e in cui è più importante imparare a memoria dei numeri è più che avere un'anima. Ed in cui l'unica vera soddisfazione è finalmente scoprire di non essere nessuno. Ricordate nel film “Altà Fedelta” la top 5 dei primi pezzi di un album? Beh sicuramente “At the bottom of everything” entrebbe nella mia.
I pezzi successivi sono un concentrato melodico di consolazione, questo è il grande pregio di Bright Eyes, riuscire a consolarti nei tuoi momenti di scoramento e a pieno titolo ne rientrano pezzi come “We are nowhere and it's now”, “Lua” e “Train under water”.
Poi è la volta della dolcissima “First day of my life” in cui l'amore come nei migliori casi della poesia si trasforma continuamente tra quotidiano e straordinario ed in cui l'unica cosa che conta è il fatto di provare tale sentimento “And you said, "This is the first day of my life."
I'm glad I didn't die before I met you
But now I don't care, I could go anywhere with you
And I'd probably be happy”.
E' chiaro che il disco oscilla eternamente nel campo che va dal folk alla musica pop,ma è chiaro allo stesso modo che lo fa in una maniera gentile e conviviale.Va dato grande merito a Bright Eyes di riuscir a trovare il ponte che unisce l'autore con l'ascoltatore. Dopo “First day of my life” il disco senza soluzione di continuità va verso il viaggio di “Another travellin' song”, nuova idea epica dell' on the road.
Non sappiamo più se esseri sorpesi per le gioie del viaggio o malinconici per questi incontri che non porteranno a nulla.
E dopo “Landlocked Blues” in collaborazione con Emmylou Harris e “Poison Oak” arriva la parte finale probabilmente il momento meglio riuscito dell'album.
Con “Road to Joy” sembra di entrare direttamente nell'America disastrata delle famiglie di periferia, nelle anime in pena che solo Bright Eyesin questi anni è riuscito effettivamente a raccontare con poesia iperrealista.
In definitiva Bright Eyes ci fa entrare in una prospettiva di rivolta e studio;
studio profondo della società e della tradizione musicale americana ma in cui il malcontento non viene più urlato al mondo nelle piazze o nelle università ma nello stretto delle camere da letto e poi come dice il nostro eroe anche se ci dovessimo sbagliare “Failures always sound it better”








Mid-Week Top Ten

giovedì 19 novembre 2009 by Gianmarco Lodi

1. Neutral Milk Hotel - Two Headed Boy
2. Beck - Pay No Mind
3. Pavement - Spit on A Stranger
4. Piero Ciampi - Adius
5. Bonnie "Prince" Billy - Cursed Sleep
6. Iggy Pop - Lust For Life
7. Roxy Music - Virginia Plain
8. Lali Puna - Faking The Books
9. Patti Smith Group - Horses
10. Neil Young - Old Man

Mid-week Top Ten

giovedì 12 novembre 2009 by Gianmarco Lodi

1.   Marvin Gaye - I Heard it to the Grapevine
2.   Settlefish - The Boy and the Light
3.   Scout Niblett feat. Bonnie "Prince" Billy - Kiss
4.   Tom Waits - Going Out West
5.   Luigi Tenco - Vedrai Vedrai
6.   The Specials - Ghost Town
7.   Eagles of Death Metal - I Want You So Hard
8.   Yacht - I Luv a Computer
9.   Mogwai - Batcat
10. The B 52's - Rock Lobster

William Hope: L'uomo che fotografava gli spiriti

martedì 10 novembre 2009 by Gianmarco Lodi

Da un pò di tempo a questa parte il servizio di photosharing Flickr ha messo a disposizione, grazie ad alcuni grandi archivi fotografici, qualche migliaio di vecchie immagini nella sezione "The Commons".
Fra queste spiccano a mio parere le immaggini del presunto fotografo di spiriti William Hope.
William Hope era un fotografo dell'inizio del secolo a capo del gruppo The Crewe Circle, dedito allo spiritualismo.
Da subito controverse le sue immagini sono arrivate fino a noi. Ed anche se poi è come stato dimostrato nel 1922 da Harry Price queste foto non sono che abili trucchi in fatto di manipolazione fotografica, rimane comunque un fascino intatto e misterioso dietro queste fotografie di inizio secolo scorso.


I mille volti di Adolf Hitler in rete

lunedì 9 novembre 2009 by Gianmarco Lodi

Dopo Gesù Cristo è la volta dell'anticristo, del male assoluto, del 666, anche lui come tanti personaggi storici, buoni o cattivi che essi siano, sbeffeggiati, photoscioppati, bloggati, tutto il meglio delle immagini in rete su Adolf Hitler.






Calcio in culo, cazzo in culo

domenica 8 novembre 2009 by Gianmarco Lodi

Solo una vecchia Polaroid, un pacchetto di sigarette, Camel, lasciato a terra a marcire, una carta di Fruit Joy. Jeany gli diede un calcio. La cartaccia rimase lì dov'era. Da 4 mesi aveva avuto il coraggio di iscriversi a “Studio 69.org”, una sorta di social network per uomini in cerca di altri uomini. Le regole erano semplici, pagavi 5 euro, mettevi la tua foto sul profilo, rigorosamente senza testa e nudo. Pisello in erezione. Come secondo step dovevi riempire il form con il tuo luogo di provenienza e cosa ti sarebbe piaciuto fare e farti fare. Jeany aveva messo che era alla ricerca di uomini sposati e che avrebbe voluto fare un bocchino e farsi penetrare. Melly40 era in ritardo di 20 minuti. Jeany iniziava a dubitare che magari questo Melly40 non esistesse nemmeno. Gli era già successo qualche volta. Magari era solo un qualche ragazzetto coglione che aveva voglia di cazzeggiare. Dalla foto sul profilo le uniche cose che aveva capito è che più o meno aveva il cazzo di 17-18 cm, che aveva un tribale tutto attorno alla coscia destra ed una cravatta a pois bianchi su sfondo nero. I minuti di ritardo ora erano 30. Jeany si sedette sul calcio in culo. Gli venne da ridere a pensare al calcio in culo. “Calcio in culo, cazzo in culo”. E gli venne da ridere nel pensare alle vecchie giostre nel parco municipale. Era stato quel luogo, suggerito da Melly40 a fargli accettare l'incontro. Ora erano le due del pomeriggio e non c'era nessuno in giro. All'una aveva staccato da lavoro. Lavoro part time. Azienda edile. Stava iniziando a spazientirsi. E anche l'eccitazione iniziava a scemare. C'era un vecchio con un cappello da baseball e due Yorkshire. Uno era legato al guinzaglio. Il maschio, la femmina invece no. Erano vecchi anche i cani, si vedeva. Si alzò un po' di vento. Le mani di Jeany iniziavano a screpolarsi, estrasse dalla tasca un po' di crema. Le 2 e 40, e si rammaricò di non aver chiesto di scambiarsi i numeri di telefono. Forse non lo fece per paura di intimidirlo. Molti a questa richiesta lo facevano e scomparivano dalla circolazione, d'altronde era una città piccola e si sa che essere froci non è il massimo della vita. Soprattutto se sposati e con figli. Meglio viverla in clandestinità la propria omosessualità. Tanti gli avevano confessato di non sentirsi né omosessuali e tanto meno bisessuali e sicuramente ciò non dipendeva dalla sua androginità. Dipendeva dalla loro noia e repressione. Ma a Jeany piaceva far godere questo tipo di uomini. Lo maltrattavano quasi e a lui piaceva, non era un periodo in cui voleva essere amato e da che si ricordava non lo aveva mai voluto. Anche se un po' invidiava quelli che ci riuscivano. Marco e Simone vivevano insieme da due anni, erano felici. Che noia la vita di coppia, pensava ogni volta che andava a cena a casa loro, così come quando andava a casa della sorella e del marito. Si mise una mano in tasca e iniziò a toccarsi l'uccello. Avrebbe aspettato solo altri 10 minuti. Poi basta, sarebbe tornato a casa. Ma in fondo aveva troppa voglia di scopare. Una sega non sarebbe stata la stessa cosa. Però se Melly40 non fosse arrivato entro 10 minuti, avrebbe messo la chiavetta internet della vodafone nel PC, sarebbe andato su Studio69.org e avrebbe cercato un altro pisello per la serata. Con il cazzo più grosso di quello di Melly40. Stava già iniziando a togliersi  il maglione rosso con cui aveva detto che si sarebbe fatto riconoscere, che una mano gli accarezzò i capelli lisci e ben stirati e una voce roca gli sussurrò nell'orecchio: “Sei bellissimo.”